Arranged wedding or love wedding?
28 agosto,08 at 4:00 am Lascia un commento
Questa è la domanda che spesso mi viene posta dalle mie college indiane quando racconto loro della mia famiglia. Nel 2008 in India i matrimoni sono ancora combinati mentre quelli d’amore sono accolti di buon grado ma sono meno frequenti. Questo già si sapeva ma ciò che mi ha sconvolto è che per le ragazze indiane questo sia considerato come un fatto normale e che soprattutto non siano contrarie a un matrimonio combinato. In questi giorni ho avuto modo di parlare molto con Bharti una delle mie colleghe e mi spiegava come la sua famiglia sia alla ricerca di due mariti per le sue sorelle e che tra poco toccherà a lei. Io mi sentivo dispiaciuta per lei mentre invece lei stessa mi ha detto che un matrimonio combinato è meglio: non conosci tuo marito e quindi hai tutta la vita per conoscerlo! E’ chiaro che questa “filosofia” sia poco comprensibile per un’occidentale ma capisco i loro punti di vista. Se dopo averlo conosciuto non funziona allora si può divorziare; il concetto conoscere comprendere anche il significato biblico e quindi se dopo la prima notte di nozze le attese non sono proprio quelle sperate, allora la moglie ha tutto il diritto di divorziare! La ricerca del perfetto marito inizia dai vent’anni in avanti, entro i ventotto anni è meglio che una ragazza sia già sposata altrimenti perde ogni possibilità. Gli incontri avvengono per conoscenza( il famoso” ah ti devo presentare mio nipote”) fino a ricorrere agli annunci di matrimonio che qui in India vanno per la maggiore( sì, proprio quegli annunci che da noi usano i casi umani). Le famiglie si incontrano e c’è la possibilità di dire alla propria madre che il ragazzo non piace per quindi cercarne un altro ma fino al giorno del matrimonio i due nubendi non trascorrono alcun momento assieme. Mentre sentivo questo, pensavo che ovviamente da noi ciò non sarebbe possibile. Pensavo immaginavo a tutti i possibili pericoli derivanti dallo sposare un estraneo: un tossico? Un maniaco? Un ubriacone? Un fallito? Evidentemente agli indiani questi problemi non toccano molto. Pur avendo disquisito molto su questo aspetto della cultura indiana, ho ammesso che non ero riuscita a convincermi del vantaggio di sposarsi con uno sconosciuto benché questi matrimoni funzionano(come nel caso dell’altra mia collega indiana, Charanjit). Il matrimonio indiano dura almeno una settimana, la gente magna, beve, balla e canta e generalmente la gente non vede l’ora di andare a un matrimonio perché sono dei gran eventi.
Sempre per entrare più nella cultura indiana, in questi giorni, complice l’assenza della boss, abbiamo visto degli spezzoni dei film di Bollywood, i film di quattro ore indiani. In effetti sono molto belli e i balletti splendidi. Il problema è che gli indiani sanno a memoria le canzoni e quindi appena sentono alcune note cantano a squarcia gola e a volte chiamano dei numeri per sentire la musica e cantarla mentre siamo in ufficio. Pradeeb il nostro tuttofare oggi ha passato delle ore al telefono ad ascoltare queste musichette e a ballare…Sì in effetti in questi due giorni la situazione era un po’ degenerata e l’ufficio era più indiano del solito ma mi sono divertita molto. La scena più bella è stata quando nel bel mezzo di un bel chai con biscotti, è entrato un italiano di un altro ufficio e ci ha colto proprio con la bocca piena di dolci e in pieno dolce far nulla…..Per fortuna che non si è accorto che ero italiana e mi ha parlato in inglese! In realtà c’è parecchio da fare, la CGIL Lombardia è qui a Delhi(a fare non so cosa)e stiamo organizzando due delegazioni dalla Sicilia che vengono a settembre e una di Padova che arriverà a Ottobre.
Giusto per immergermi sempre più nella vita indiana, ultimamente sto frequentando molto il mio quartiere e ho conosciuto molti vicini. In realtà tutti sapevano già vita morte e miracoli della sottoscritta perché le voci qui girano in fretta. Lunedì sono tornata a casa e ho sentito una macchina che mi suonava proprio mentre stavo per aprire il mio cancello. Si apre la portiera ed esce Rajinder il quale mi dice che finalmente era sera. Aveva passato tutto il pomeriggio in macchina(accesa) per stare al fresco dell’aria condizionata con i suoi due amici: il sikh e il suo socio che vende mobili. La Scena mi ha fatto molto ridere e ho pensato che solo qui avrei potuto viverla! I due nonnetti sapevano dove lavoravo e mi hanno subito chiesto se all’ambasciata d’Italia servono dei mobili perché loro potrebbero farmi dei grandi sconti.
L’altra novità è che ho finalmente una ragazza che viene a fare le pulizie due volte a settimana, in un’oretta riesce a pulire tutto. Non ne avevo bisogno ma anche qui si è aperto un vero e proprio caso diplomatico. La scorsa settimana nel tornare a casa vedo che davanti a casa c’era un gruppetto di persone davanti aal mio cancello e e Rajinder in testa. Ovviamente sono stata placcata e si sono aperte le trattative per la house-keeper. Shaveda voleva lavorare a tutti i costi ma io non ero molto in vena di mercanteggiare e quindi non ho molto insistito per volerla. Gli altri nonnetti(gli stessi della macchina) dicevano che essendo una straniera sapevo arrangiarmi e un altro con l’amica e la sorella della ragazza in hindi secondo me stavano dicendo che avrei dovuto pagarla di più. Mi sono sentita un po’ in colpa e così domenica l’ho richiamata ed è venuta a casa mia. Abbiamo un po’ parlato a gesti perché parla solo Bengali o Hindi e poco inglese. Ho tentato di parlare un po’ in hindi usando il mio dizionarietto e vagamente ci siamo capite ma ovviamente Rajinder, il capo quartiere(così definito da mia cugina e Luigi), ci ha aiutato. Oltre alle pulizie lei fa anche degli ottimi massaggi di un’ora e mezza al modico prezzo di due euro e mi ha promesso che mi cucinerà il pesce come fanno a Kolkata. Quando le ho dato la mia scopa per pulire mi ha guardato inorridita. In India infatti per pulire si usa uno scopino che si chiama jaru e c’è in tutte le case. Le ho detto di andare a comprarlo ed era troppo felice di questo, continuava a sorridermi. Ovviamente durante il massaggio mi ha chiesto da dove venivo, cosa facevo, se ero sposata e chi erano i bambini nelle foto. Le ho detto che erano i miei nipoti e ha detto che sono molto sundar, cioè belli.
Anche la mia conoscenza della cucina itndiana sta migliorando. Finalmente ho imparato a cucinar e bene il riso pulao, a cucinare il paneer e a produrlo! Sono davvero felice di poter fare il paneer(il formaggio) in casa anche perché è il mio piatto preferito!!!
Sabato sono stata invitata da Bharti a casa sua, lei abita a Karol Bagh è nella parte nord di Delhi a quasi 20km da casa mia. Sono molto contenta di andare anche perché la sua famiglia ha un negozio di tessuti con il sarto che fa i vestiti su misura. Conosco quella zona perché sabato scorso sono stata all’University fo Delhi per fare delle ricerche per la tesi. Lì mi ha accolto il prof.Kaul ed è stato molto gentile con me. L’esperienza dell’università è stata interessante. Il campus è davvero grande e il quartiere è pieno di studenti che a volte mi guardavano stupiti perché di stranieri non ce ne sono molti. La Facoltà di legge, come le altre, è molto esotica è in mezzo a tanti alberi, ci sono dei chioschi dove si mangia e la struttura è un po’ vecchiotta. Gli interni ricordano le università negli anni ’50, grandi mobili di legno chiaro e delle enormi ventole che girano per mitigare il caldo soffocante. Il bibliotecario è stato molto gentile perché mi ha dato libero accesso alla raccolta immensa di libri(ho scoperto che si studia anche hindu law!)ma anche in questo caso ho dovuto farmi capire a gesti perché era stupito che io non parlassi hindi! La cosa più divertente è che i libri si comprano… Sotto gli alberi!!!!In India si fanno tanto cose sotto gli alberi : si va dal parrucchiere, si fa la pipì, si vendono i libri, ci si abita, si vendono le ceste, si dorme… Big business under the tree!
Sono qui in India da poco più di un mese e mi pare che il tempo sia volato. Ho ancora tante cose da scoprire e da visitare. Il lavoro mi impegna parecchio ma a fine settembre finalmente avrò una meritata vacanza in Rajastan con mum and dad.
Mi sento lontana anni luce dall’Italia. Vedere dei marciapiedi fatti di terra, delle mucche per strada o andare in giro solo con i tuc tuc mi sembra più che normale, ciò mi fa’ sorridere certo ma mi sembra così naturale che se chiudo gli occhi fatico ad immaginarmi come sia la vita a Brescia o a Milano. Con questo non voglio dire che mi sia dimenticata delle persone importanti. Non c’è momento che non pensi alla mia famiglia e ringrazio i miei genitori e avermi dato la possibilità di essere qui pur sapendo che non è facile accettare di avere un figlia un po’ pazza. Penso ai miei dolci nipotini e so che stanno crescendo e che amerebbero vedere tutti gli animali che ci sono qui; speri che un giorno anche loro vengano quaggù per rendersi conto di come è bello e vario il mondo. Penso che forse avrei dovuto fare una vacanza al mare per rilassarmi e studiare ma poi mi rendo conto che io sono un po’ così e che una vacanza al mare sotto l’ombrellone non fa’ per me e che mi piacciono le strade in salita. Penso alla mia bellissima sorella che è in Africa e che avrebbe apprezzato l’India quando Luigi e Amne hanno fatto. Penso a loro e hai momenti belli vissuti assieme, alla parte di India che ho scoperto con loro e che io ho fatto scoprire a loro.
Chalò!
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