Around India

19 agosto,08 at 3:31 am 1 commento

Questi ultimi giorni sono stati piuttosto intensi soprattutto perché ho avuto visite. Luigi e Amneris sono venuti a trovarmi e quindi trascorso una settimana con loro in giro per l’India. Appena arrivati li ho accolti a casa mia per un pranzo indiano cucinato da me e Rajindro(o per gli amici Rajastan). Il mio vicino indiano ci ha un po’ ansificato perché non ci ha mollato un secondo, ci ha quasi obbligato a salire sulla sua macchina e fare un giro turistico per Delhi. La scena era sconvolgente, i ragazzi erano stanchi morti: Amne continuava ad addormentarsi mentre lui le parlava, Luigi era verde dalla stanchezza e Rajinder gli ha offerto un litro di birra alle tre del pomeriggio con 38 gradi e controllava che la bevesse tutta mentre andavamo in giro per Delhi(senza cinture). L’ignoranza si era impadronita di noi! Dopo ripetuti tentativi sono riuscita a convincere il mio caro vicino a mollare il colpo e ci ha riportato a casa. Siamo riusciti a scappare mentre lui non ci ha visto e siamo andati d Janpath a comprare dei vestiti per i ragazzi e abbiamo fatto del gran business.

  Domenica 10 agosto siamo partiti alle 6 alla volta di Agra. Abbiamo viaggiato su una macchina minuscola con Binu, il suo amico driver- un vero pazzo- , molte statuette raffiguranti  l’Olimpo hindu e ovviamente la solita musica indiana.

Il viaggio è durato circa 4 ore e mezza, abbiamo attraversato lo stato dell’Haryana  e l’Uttar Pradesh, abbiamo attraversato villaggi, zone industriali e una campagna immensa, abbiamo incontrato un forte monsone, abbiamo rischiato più volte la vita perché il driver andava velocissimo e nelle autostrade indiane circolano vacche, scimmie,  venditori con carretti pieni di frutta, tuc tuc che trasportano 7 persone, autobus abusivi colmi di gente … Insomma, sembra tutto fuorché un’autostrada!

Una volta arrivati ad Agra(che è molto grande)abbiamo visitato il Red Fort  e dopo un ottimo pranzo vegetariano  siamo giunti al Taj Mahal. Caldo e umidità a parte, credo che il Taj Mahal sia meraviglioso e che la visita valga in sé il viaggio in India. Non ho mai visto nulla di così bello, elegante e armonioso. Era poi molto bello notare il contrasto del marmo candido bianco e i colori forti delle sari delle donne che camminavano nel parco circostante. Ci siamo divertiti molto perché gli indiani ci guardavano come alieni, si fermavano a fissarci e ci studiavano con aria stupita. Alcuni ci chiedevano delle foto in loro compagnia, mentre con altri abbiamo fatto delle posizioni di yoga.

Nel Tardo pomeriggio, giusto per essere certi di non tornare più a Delhi, abbiamo ben pensato di andare a visitare un negozio di tappeti e lì ci siamo lasciati andare a lunghe contrattazioni e bevute di chai con il proprietario non dimenticandoci di provare a tessere il telaio. Abbiamo lasciato Agra alle otto e mezza ed era davvero tardi, il driver guidava ancora più veloce, io per sicurezza ho dormito per evitare di vedere le sue prodezze sportive. Ci siamo fermati in Uttar Pradesh in un autogrill indiano. Si tratta di una piazzola piena di lucine, tipo quelle delle sagre di paese dove si magna e si beve. Era molto trash e divertente come situazione, andare in bagno è stata un’impresa ardua dato gli odori strani che provenivano dal bagno che era in mezzo al nulla. Io e Amne abbiamo brevettato il fazzolettino da narice.

La settimana è poi continuata in giro per Delhi e per ristoranti indiani fino a quando martedì sera sono tornata a casa dal lavoro con la febbre molto alta(circa 40). In quel momento pensavo di aver preso la dengue( essendo un po’ ipocondriaca era normale che pensassi così!), mia cugina e Luigi erano scappati dalla guest house di Defence Colony a causa di un’invazione di blatte e così per qualche giorno abbiamo vissuto tutti e tre assieme a casa mia. Rajinder girava per casa e si preoccupava di fare loro da mangiare e di lavare i vestiti, io deliravo per la febbre e nel frattempo dovevo finire alcuni lavori per la Camera di Commercio. 

Giovedì era il giorno della nostra partenza per Varanasi. Avevamo il treno alle 18.30 dalla stazione di Delhi e ci avrebbe aspettato un viaggio di sole 12ore. Io fortunatamente ero senza febbre e così abbiamo deciso di partire.  Usciti di casa ha iniziato a piovere, una pioggia fortissima, enorme…Mai vista! Giusto il tempo di arrivare a Defence Colony Market ed eravamo completamente bagnati fradici e pure i nostri backpacks. Abbiamo preso un tuc tuc che ci ha portato(noi tre e 5 zaini enormi) alla stazione mentre la pioggia continuava a scendere, le strade erano allagate, il traffico era sempre più intenso e noi puzzavamo sempre più di acqua piovana. Arrivati alla New Delhi Railway station, ci ha accolto Binu e un caos pazzesco. Certo, la stazione è quasi simile alla stazione di Brescia quanto a pulizia e struttura ma il binario del treno per Varanasi è stato un spettacolo che non avrei mai pensato di vedere. C’era gente con valigie di cartone, con valigie in testa, gente che vende catene e lucchetti, gente che dorme e mangia per terra e intanto pioveva. Eravamo completamente inzuppati e il treno stava per arrivare. Gli indiani hanno iniziato ad agitarsi e la polizia li picchiava con i bastoni( questo è stato piuttosto sconvolgente). Il treno è arrivato e appena ho visto la terza classe ho ringraziato il signore di potermi permetter la seconda. Quando ho visto la seconda ho pensato che eravamo dei pirla perché ci saremmo potuti permettere la prima senza dover fare un viaggio da carro bestiame. Quando ho intravisto la prima ho capito che forse valeva la pena viaggiare in aereo. Bè, per farla breve, i nostri biglietti non c’erano.  Eravamo in una lista d’attesa(cosa che è normale in India quando si compra un biglietto del treno)e siccome il treno era pieno, c’erano solo 2 posti lontani e il terzo avrebbe dovuto viaggiare seduto per terra. A questo punto ci siamo tirati indietro perché non ci sentivamo sicuri( e infatti, quando ho incontrato a Varanasi per caso i miei colleghi di Mumbai, uno di loro era stato derubato in treno di notte perché avevano viaggiato separati. Aveva il passaporto e i soldi sotto il cuscino e gli sono stati sfilati…). Eravamo un po’ adirati ma poi abbiamo pensato che questo fa parte dell’organizzazione indiana e che in questo strano mondo bisogna sempre avere pazienza. Così abbiamo fatto dietro front  e ci siamo diretti in un luogo molto snob e tranquillo, eravamo completamente stoned. Siamo andati all’Imperial, l’albergo più bello di Delhi. Puzzavamo di tutto e quando siamo entrati sembravano dei clandestini, lì si respirava profumo di gelsomino ovunque e tutto era bello e pulito…Non proprio come noi. Ci siamo fermati lì a cenare e a comprare il biglietto dell’aereo per Varanasi.

Così, il 15 agosto, giorno dell’Indipendence Day ci abbiamo riprovato e siamo ripartiti per Varanasi ma in aereo, con la Spice Jet al modico prezzo di 60euro. Il volo dura un’ora e abbiamo notato che i piloti indiani nella fase di atterraggio accelerano. Giunti a Varanasi abbiamo preso un taxi, un’ambassador bianca che cadeva a pezzi con questo omino che parlava hindi e qualcosa in Inglese. Abbiamo attraversato tutta la città per arrivare al Bal Ashram.  Siamo stati ospiti di un ASHRAM dove vivono 18 bambini :il più piccolo ha solo 3 anni e il più grande 17. Sono tutti bellissimi e ridono tantissimo. Alcuni parlano anche l’inglese mentre i più piccoli lo capiscono ma parlano hindi. Tutti hanno delle storie terribili e tristi alle loro spalle ma grazie e questo progetto verrà garantita loro una vita dignitosa e un’istruzione che sarebbe loro negata in quanto poveri.  L’ASHRAM è gestito d Lorenzo e Camilla due ragazzi italiani che vivono lì e si sono convertiti all’agorash, un “filone” dell’hinduismo che ripudia il sistema delle caste e le disuguaglianze.  Il luogo è splendido, sulle rive del Gange e al nostro arrivo tutti i bambini ci hanno riempito di sorrisi e di abbracci. Abbiamo assistito alla puja, abbiamo cenato con loro e abbiamo ascoltato il loro meeting serale, un momento durante il quale tutti possono parlare e dire quello che hanno fatto. Anche noi siamo stati invitati a parlare e a presentarci. All’ashram bisogna andare in giro a piedi nudi e si cerca di non sprecare nulla, a volte bisogna convivere con le scimmie e si cerca di essere sempre utili ed aiutare. Il sabato mattina presto Camilla e Lorenzo ci hanno portato in giro per Varanasi e ora posso dire di aver visto la vera ed autentica India. Varanasi è la città sacra dell’India, per le strade si vedono centinaia, migliaia di persone che vi giungono per immergersi nel Gange, fare offerte ai templi, farsi cremare. In una giornata ho potuto assistere a tutto questo, compreso la cremazione dei corpi. La città è molto particolare, estremamente caotica, piena di gente, di odori e di colori, di famiglie di scimmie che si arrampicano sui muri degli antichi palazzi decadenti, di negozi di seta, di bambini che chiedono del riso, di Sadhu, di rinuncianti che camminano con dei veli arancioni e i capelli rasati, di gente che fa delle file kilometriche pur di giungere al tempio, di chi stende i propri vestiti sugli spartitraffico dopo essersi bagnato nel Gange. Varanasi è davvero unica.

Al ritorno da questa visita e dalla consueta contrattazione con i mercanti locali, abbiamo trascorso l’intero pomeriggio a giocare a bandierina con i bimbi e a leggere libri. Mi chiamavano Kamilla Didi(cioè Camilla sorella maggiore) e questo mi ha fatto tanta tenerezza.  Conservo ancora i loro sorrisi e le loro voci e un po’ mi mancano anche se sono stata con loro solo due giorni. Devo ammettere che è stata un’esperienza che un po’ mi ha segnato e mi ha fatto percepire emozioni che avevo rimesso da tempo. Ho visto dei bambini davvero felici per le più banali cose, per accompagnarmi a fare le scale per raggiungere la mia stanza, per fare aprire loro la porta con la chiave, per fare il solletico o per gonfiare un palloncino. Piccoli gesti, forse stupidi e banali che però mi hanno fatto capire quanto noi siamo fortunati. Alcuni di loro sono stati abbandonati, spediti su dei treni dalle famiglie e giunti a Varanasi da soli, altri sono scappati di casa, qualcuno è malato e qui in India bisogna comprarsi le bende e le garze per essere curati negli ospedali.  Siamo così diversi noi e loro perché meritino questo? E intanto la Vodafone continua a diffondere pubblicità e cartelli nelle città, in quelle città dove le fogne non esistono e la gente brucia i copertoni per potersi fare caldo e vive in baracche, dove le mucche e le capre si cibano con la monnezza.

 

Il sabato ci siamo alzati alle cinque per vedere il bagno nel Gange con la barca e poi siamo stati a Sarnath il luogho in cui il Buddha tenne il prirmo discorso. Ci sono dei resti archeologi che risalgono al VI secolo a.C e molti templi buddhisti. Io ero molto stanca e appena potevo mi addormentavo ovunque, sul tuc tuc , in mezzo al parco, per terra. Ero cotta!

Abbiamo lasciato Varanasi all’una e i bambini ci hanno fatto dei disegni splendidi. Mi manca quel luogo di pace e di tranquillità.

Entrata archiviata sotto: Life in Delhi. Tags: .

Affari Indiani Arranged wedding or love wedding?

1 commento Aggiungi il tuo

  • 1. elenese  |  19 agosto,08 alle 6:46 am

    Ti ammiro per la forza con cui hai intrapreso il tuo viaggio. Mi dispiace di non essermi gettata con voi in questa avventura indiana, ma dopo aver letto il post di oggi sono anche contenta di non averlo fatto perche’ non sono sicura che avrei avuto la vostra stessa forza d’animo per affrontare queste esperienze. Anch’io mi chiedo da sempre per quale motivo ci si merita cio che si ha, cio con cui si nasce, se davvero ci si merita il proprio destino se si rivela fortunato. E com’e possibile meritarsi sorti tanto avverse pur non avendo fatto nulla se non venire al mondo. Ti mando un grande abbraccio

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